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perchè la legge per proteggere i minori migranti è importante.

nel gennaio del 2016, un anno fa, molti giornali ripresero l’allarme della polizia europea, l’europol, che avvertiva del rischio che diecimila bambini e ragazzi arrivati in europa nell’ultimo anno fossero scomparsi: finiti probabilmente nelle mani di “una rete criminale internazionale” che aveva approfittato dell’arrivo di migliaia di persone senza documenti per strutturare un’attività illegale molto redditizia.

il dato dell’europol fu chiarito da una serie di inchieste giornalistiche e accademiche successive: i ragazzi in gran parte non erano “scomparsi”, ma si erano sottratti volontariamente al sistema di accoglienza istituzionale per raggiungere parenti e amici in altri paesi europei, perché il sistema per la richiesta dell’asilo o del ricongiungimento familiare nei paesi di arrivo come l’italia e la grecia era troppo lento e farraginoso.

in molte inchieste si denunciò che i minori di origine straniera erano i più vulnerabili tra i richiedenti asilo e i profughi, esposti allo sfruttamento da parte delle reti criminali. molti minori hanno infatti urgenza di ripagare il debito che le loro famiglie hanno contratto con i trafficanti per finanziare il viaggio verso l’europa e per questo diventano un bacino di manodopera a basso costo per le organizzazioni criminali che approfittano della loro disponibilità.

nonostante le numerose denunce, nel corso del 2016 la situazione non è cambiata, ma il numero di minori arrivati in italia via mare dalla libia è drasticamente aumentato. inoltre il ripristino dei controlli alle frontiere interne dell’unione ha reso più pericoloso e difficile per i migranti spostarsi nello spazio schengen e sono aumentate le denunce di respingimenti diretti in tutti i valichi di frontiera italiani: da ventimiglia a chiasso. numerosi respingimenti riguardano minorenni. gli strumenti legali e amministrativi in mano alle autorità per affrontare questo fenomeno non sono tuttavia cambiati e la proposta di legge zampa che si occupa proprio di questo tema deve ancora essere approvata dal senato. la legge è stata presentata nel 2013, è stata approvata dalla camera nell’ottobre del 2016, ma deve ancora ricevere il via libera di palazzo madama.

all’inizio del 2016 viviana valastro, responsabile del programma di protezione minori di save the children, ci aveva detto che uno dei problemi per la tutela dei minori stranieri in italia era proprio la mancanza di un testo unico su questo tema. “non esiste in italia una legge specifica per i minori stranieri non accompagnati, che al momento sono tutelati dalla stessa norma che regola i casi di minori in stato di abbandono”, aveva detto valastro. all’epoca la proposta di legge zampa era bloccata in commissione diritti umani della camera.

dopo un lungo stallo in parlamento e una dura battaglia in commissione diritti umani del senato, la proposta di legge arriverà in aula a palazzo madama il 15 febbraio, dopo essere stata approvata dalla camera dei deputati il 26 ottobre. gli emendamenti, che erano stati presentati in commissione dalla lega nord, sono stati ritirati e dopo l’approvazione della commissione diritti umani che potrebbe arrivare già il 15 febbraio, la discussione si sposterà in aula.

chi sono i msna. in italia arrivano da anni bambini e ragazzi di origine straniera che non sono accompagnati dai genitori: sono definiti minori stranieri non accompagnati (msna) e hanno diritto a un permesso di soggiorno per minore età, anche se sono entrati in italia senza visto e in maniera irregolare. l’italia ha infatti ratificato la convenzione di new york sui diritti del fanciullo del 1989 che garantisce la tutela dei minori, senza nessuna discriminazione. in italia il primo piano nazionale per l’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati è del 2014, quando è stato registrato il primo importante picco di arrivi di minorenni soli, che sono passati dai circa ottocento del 2013 a più di duemila nel 2014.

quanti sono. il 2016 ha fatto segnare un record di arrivi in italia per i minori migranti non accompagnati: ne sono sbarcati 25.772, secondo il ministero dell’interno, il doppio rispetto ai minori stranieri non accompagnati sbarcati in italia nel 2015 (12.300). i minori ospitati in una struttura di accoglienza italiana nel 2016 erano 17.245, secondo il ministero del lavoro e delle politiche sociali, e le richieste di asilo presentate da minori sono state 11.656. l’egitto e il gambia sono i primi due paesi di origine dei minori stranieri ospitati nelle strutture di accoglienza. l’egitto e l’eritrea sono anche i principali paesi di origine dei minori non accompagnati che si rendono irreperibili, gli eritrei di solito hanno un progetto migratorio che li porta a provare a raggiungere il nordeuropa, mentre gli egiziani si sottraggono al sistema di accoglienza istituzionale perché hanno spesso l’esigenza di lavorare per ripagare il debito contratto dalle famiglie per farli arrivare in europa. tra i richiedenti asilo 5.228 minori hanno meno di 13 anni, 6.328 ragazzi sono invece nella fascia di età tra i 14 e i 17 anni. secondo alcune organizzazioni come l’associazione studi giuridici sull’immigrazione (asgi), i numeri dei minori stranieri arrivati in italia sarebbero sottostimati perché non vengono considerati i minori che arrivano via terra dal confine dell’italia con la slovenia e non via mare, e non sono conteggiati i minori che sono dichiarati maggiorenni allo sbarco. questo dato di incertezza è stato confermato dalla viceprefetto maria caprara, responsabile della struttura di missione per l’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati del ministero dell’interno in un’audizione della commissione parlamentare d’inchiesta su cie, cara e centri d’accoglienza, il 12 gennaio del 2017.

i punti principali della legge. “la legge zampa per la prima volta raccoglie in un unico testo tutto ciò che riguarda i minori stranieri non accompagnati”, spiega antonella inverno, responsabile dell’unità policy and law di save the children in italia. “uno dei problemi finora, infatti, era che non esiste un’unica normativa sul fenomeno, un po’ perché è cominciato con piccoli numeri, un po’ perché la materia al momento viene disciplinata sia da leggi sull’immigrazione, sia da leggi per la protezione dei minori e da convenzioni internazionali”, aggiunge inverno. gli elementi su cui la legge si concentra sono cinque: la prima accoglienza dei minori non accompagnati in luoghi specifici per la loro identificazione; la seconda accoglienza in centri che aderiscono al sistema per richiedenti asilo e rifugiati (sprar), standard omogenei per l’accertamento dell’età con la presenza di un mediatore culturale durante i colloqui; regole più chiare per la nomina dei tutori con l’istituzione dell’albo dei tutori volontari, e la promozione dell’affidamento in famiglia. al momento i minori vengono identificati negli hotspot, che non sono strutture adatte a loro, inoltre per il numero troppo basso di posti disponibili negli sprar spesso i minorenni finiscono nei centri per l’accoglienza straordinaria (cas) che non rispettano gli standard di accoglienza e in cui i ragazzi in molti casi rimangono fino al compimento della maggiore età, inoltre l’accertamento dell’età dei minori in italia non avviene secondo linee guida omogenee, vengono usati metodi e procedure di accertamento medici come la radiografia mano-polso che sono considerati invasivi e poco efficaci e i mediatori culturali non sono coinvolti. infine la pratica dell’affidamento in famiglia di minori stranieri non è quasi mai percorsa nel caso di minori stranieri, “e invece andrebbe sempre favorita rispetto al soggiorno in una struttura di accoglienza”, conclude antonella inverno.

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i dati del rapporto annuale milex illustrati da francescovignarca, di rete disarmo. «quello delle spese militari è l'unico settore initalia che non vive tagli, neanche in caso di crisi»

per l’anno 2017 l’italia destina circa 23,3 miliardi di euro alle spese militari, pari a oltre 64 milioni di euro al giorno, 2,7 milioni di euro all’ora, 45 mila euro al minuto.

francesco vignarca

cosa si evince dai numeri che avete raccolto?
rispetto al 2006 si registra un aumento di quasi il 21 per cento a valori correnti (che si traduce in un aumento di oltre il 4 per cento a valori costanti) e un aumento nella rapporto spese militari/pil dall’1,2 per cento del 2006 all’1,4 per cento del 2017. l’andamento storico (figura 4) evidenzia una netta crescita fino alla recessione del 2009 con i governi berlusconi iii e prodi ii, un calo costante negli anni post-crisi del quarto governo berlusconi, una nuova forte crescita nel 2013 con il governo monti, una flessione con letta e il primo anno del governo renzi e un nuovo aumento negli ultimi due anni. prendendo in considerazione l’ultimo decennio (2008-2017), le spese militari italiane fanno registrare un aumento del 2,2 per cento a valori correnti (che diventa un calo del 7,3 per cento a valori costanti) a parità di rapporto spese/pil. per semplificare, tenendo conto che il raffronto con gli altri anni si può fare solo a partire dal 2006 da quando abbiamo cominciato ad usare un metodo affidabile nel conteggio, possiamo dire che il trend non è in copiosa salita. ma nel contempo risulta evidente che l’ambito della spesa militare è forse l’unico che non ha mai vissuto tagli, anche in tempo di crisi.

in cosa consiste questo nuovo metodo?
in primo luogo la scelta metodologica di base è stata quella di considerare le risorse destinate dallo stato, in varie forme, alla spesa militare e non la spesa effettivamente sostenuta, quindi il budget assegnato, non la sua gestione di cassa. questo perché si è scelto di dare risalto alla scelta politica piuttosto che alla dinamica contabile che rende difficile soppesare le spese effettivamente ascrivibili all’anno considerato. si parte quindi dal dato governativo ufficiale, vale a dire dai bilanci di previsione del ministero della difesa approvati a fine anno con la legge di bilancio e dalla loro versione dettagliata e sviluppata nei mesi successivi, vale a dire i documenti programmatici pluriennali (dpp) per la difesa. per quello che riguarda le spese extra bilancio abbiamo inserito nel conteggio il costo del personale militare a riposo, quello delle missioni militari all’estero e le spese militari dei contributi finanziari del ministero dello sviluppo economico ai più onerosi programmi di acquisizione e ammodernamento di armamenti della difesa (f-35 ad esempio). abbiamo invece escluso il costo relativo alle funzioni di polizia e ordine pubblico svolte dall’arma dei carabinieri, considerando solo il costo relativo alle spese per i carabinieri destinati all’impiego in attività di natura specificamente militare

il rapporto inizia con una citazione di eisenhower sulla vigilanza «contro l’acquisizione di un’ingiustificata influenza da parte del complesso militare-industriale, sia palese che occulta». perché?
perché il presidente degli stati uniti generale dwight eisenhower conosceva da vicino il potere di quello che lui definì il “complesso militare industriale” e la sua pericolosa capacità di influenzare le scelte economiche e anche politiche di una democrazia. una democrazia è in pericolo se non riesce a controllare l’influenza “sia palese che occulta” della macchina industriale e militare di difesa, correndo il rischio di finire con l’esserne controllata. una macchina che, se lasciata operare senza limiti e senza controlli, riesce a far prevalere i suoi interessi su quelli della collettività. anche per in italia per decenni non si è potuto discutere di questi temi perché erano sacri in quanto relativi alla difesa del paese. pian piano grazie al cielo le cose stanno cambiando.

nel rapporto si portano alcuni esempi di problemi reali usati in modo strumentale per giustificare certi investimenti militari. di che si tratta?
la lotta al terrorismo dopo un attentato dell’isis, il controllo dell’immigrazione dopo l’affondamento di un barcone nel mediterraneo, il contrasto alla criminalità dopo un grave fatto di cronaca nera. tutte argomentazioni che, se obiettivamente analizzate, risultano non rispondenti alla realtà. affermare che gli f-35 servono per combattere l’isis non solo è falso, ma è deleterio in termini di sicurezza nazionale perché andare a bombardare città e villaggi in paesi islamici non fa altro che aizzare l’odio della galassia jihadista. sostenere che le nuove navi da guerra della marina servono per soccorrere i profughi nel mediterraneo o, peggio, per contrastare i flussi migratori, è falso. l’attività di soccorso in mare non richiede l’impiego di navi da guerra. l’impiego delle forze armate sul territorio nazionale in funzione di contrasto della criminalità rappresenta, infine, un’esplicita operazione di immagine e propaganda, per il semplice fatto che i militari che pattugliano strade, stazioni e aeroporti con blindati e armi da guerra non possono intervenire per contrastare una situazione di emergenza: possono farlo solo gli agenti di polizia e i carabinieri che li affiancano, addestrati e armati a questo scopo.

un capitolo del rapporto lo avete destinato alla cyber difesa…
sì perché a fronte degli ingentissimi investimenti in programmi militari di difesa tradizionale, ovvero riguardanti la difesa terrestre, navale, aerea e spaziale, ancora minima appare l’attenzione, anche finanziaria, riservata alla difesa del futuro, ovvero quella inerente al cyber-spazio, recentemente riconosciuto ufficialmente dalla nato come il quinto dominio della conflittualità.

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la prima e ancora oggi unica banca italiana interamente deditaalla finanza etica conta, alla vigilia dei suoi primi diciotto anni ben 40milasoci e 60 milioni di capiale sociale

40mila soci, 60 milioni di capitale sociale e un 2016 che ha chiuso con utili in crescita. questi i tre elementi che caratterizzano i traguardi raggiunti da banca popolare etica alla viglia del diciottesimo anniversario di fondazione e che confermano la crescente fiducia che i risparmiatori accordano a quella che è la prima e ancora unica banca italiana interamente dedita alla finanza etica.

per banca etica il 2016 si è chiuso con utili in crescita e pari a 4 milioni e 318mila euro, sopra i 6 milioni di euro l’utile del bilancio consolidato con la controllata etica sgr. i dati sono contenuti nel progetto di bilancio 2016 approvato dal cda dello scorso 9 febbraio (da sottoporre a revisione contabile e all'approvazione dell’assemblea dei soci).
ancora per quanto riguarda la cifre, una nota segnala che la raccolta di risparmio è di 1 miliardo e 227 milioni di euro (+15% rispetto al 2015) e i finanziamenti accordati superano i 970 milioni di euro, con una crescita di 125 milioni di euro (+12% rispetto al 2015) a sostegno di quasi 9mila progetti nei principali ambiti di intervento: legalità; cooperazione sociale; cooperazione internazionale; ambiente; cultura e società civile; nuova economia.

per quanto riguarda gli indici di patrimonializzazione banca etica li conferma superiori ai limiti fissati dalla normativa di vigilanza: a fine 2016 il cet 1 è del 12,47%, mentre le sofferenze nette sono contenute all’1% degli impieghi, contro una media del settore bancario pari al 4,80% (dato a novembre 2016 - fonte: abi).

«le pagine finanziarie raccontano da anni le difficoltà del sistema bancario italiano a effettuare gli aumenti di capitale. ebbene in questi stessi anni banca etica, offrendo ai suoi soci soprattutto la serietà della finanza etica, sta crescendo nel suo capitale in modo costante grazie all'apporto di cittadini ed istituzioni che credono alla sua forma cooperativa», dice ugo biggeri, presidente di baca etica. «è un bel segnale di cui siamo orgogliosi nella direzione di un recupero popolare della funzione sociale del risparmio. l’utile realizzato nel 2016 è il più alto dalla nascita di banca etica: un risultato che ci incoraggia a proseguire nei nostri sforzi per offrire servizi di finanza etica sempre più efficienti e innovativi».

inoltre, fino al 24 marzo è in corso l’offerta che permette di usufruire della “bonus share”: le azioni di banca etica sono offerte al pubblico al prezzo unitario di 57,50 euro, corrispondente al valore nominale di 52,50 euro, maggiorato di un sovrapprezzo di 5,00 euro.
per chi non è già socio, il lotto minimo di adesione è di 5 azioni. con la “bonus share” le persone o le organizzazioni che sottoscrivono 20 azioni ne ricevono 21. il prospetto informativo è disponibile sul sito www.bancaetica.it e, in formato cartaceo, nella sede centrale di padova, le filiali e gli uffici dei banchieri ambulanti.

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adozione internazionale: servono fatti, non parole

13 febbraio 2017

la situazione delle adozioni internazionali in italia è gravissima, non è più possibile perdersi in parole ma è urgente passare ai fatti concreti.

di quanto sia grave il momento ce lo hanno ulteriormente ricordato, da punti di vista molto diversi, due eventi che si sono svolti la scorsa settimana.

da una parte la vicepresidente della cai silvia della monica, durante un convegno, ha tracciato un quadro buio delle adozioni in italia, confermando le accuse di adozioni illecite nei confronti dell’ente aibi riportate dal giornalista fabrizio gatti in una serie di articoli su l’espresso e aggiungendo anche dei sospetti sulle adozioni dall’ etiopia.

ha anche detto di voler fare pulizia nelle adozioni, di voler andare fino in fondo.

i fatti sono però che, a fronte di accuse tanto gravi ad enti autorizzati (si parla esplicitamente solo di aibi ma si dice anche di altri enti “non seri” che si occupano di adozione) la commissione adozioni - l’organo collegiale che ha il compito di verificare l’operato degli enti autorizzati e di prendere i provvedimenti necessari in caso di comportamenti inadeguati, fino anche alla revoca dell’autorizzazione - non viene convocata dal giugno 2014.

ma perché non si convoca la commissione adozioni? per un conflitto di interessi, ha specificato la vicepresidente, una incompatibilità che riguarda il rappresentante familiare del forum famiglie, che il dpr 108 /2007 che regola la cai vuole a far parte della commissione stessa. del consiglio direttivo del forum famiglie fa parte il presidente di un ente, proprio aibi, e questo fa si che un membro della commissione adozioni, che dovrebbe controllare gli enti, abbia al suo interno un ente, creando quindi un possibile conflitto di interessi.

la vicepresidente della monica aveva ravvisato questa incompatibilità ancora nel 2014, quando aveva anche la delega di presidente, tanto che aveva chiesto l’emanazione di un dpcm, firmato dal ministro graziano delrio il 13 marzo 2015, che ha decretato che non possono essere nominati come membri della commissione adozioni rappresentanti di associazioni familiari che abbiano al loro interno enti autorizzati.

secondo quanto ha detto la vicepresidente al convegno, aibi dovrebbe dimettersi dal forum famiglie: indubbiamente potrebbe aiutare ma non succede. e’ possibile quindi che un sistema di controllo per funzionare si debba basare sulla “buona volontà” dei controllati?

quello che è certo è che sono quasi tre anni che la commissione adozioni non si riunisce. e quindi?

quindi in questo momento il sistema delle adozioni internazionali in italia è privo dell’organo che può garantire la correttezza delle adozioni, controllando gli enti e sanzionando chi non si comporta in modo adeguato. significa che, nonostante la volontà di garantire adozioni pulite, di fatto tutti gli enti possono continuare ad essere autorizzati e a fare adozioni, qualunque cosa facciano e a dispetto delle più gravi accuse nei loro confronti.

il fatto vero quindi è che si sono puntati i riflettori su alcuni enti lasciando però tutti in grado di operare senza controllo.

la mancanza di controllo è ancora più grave a fronte del periodo di grande sofferenza, a livello mondiale, delle adozioni internazionali.

ormai tutti sanno che le adozioni sono in forte diminuzione da diversi anni in tutto il mondo e che i bambini che vengono segnalati per l’adozione sono bambini con una serie di problematiche per cui sempre meno frequentemente si trovano famiglie disponibili ad accoglierli.

in italia però il numero di enti autorizzati è sempre lo stesso del 2011, anno in cui di adozioni se ne facevano più del doppio di oggi, e ciò crea un problema non indifferente per la gestione di queste organizzazioni che per sopravvivere, per restare a galla, possono essere tentate di fare “adozioni ad ogni costo” o di mettere in campo delle pratiche molto più adatte al settore commerciale che non ad un’organizzazione non profit.

e’ proprio quanto è stato denunciato dalle famiglie in un convegno che si è svolto al senato sempre nella scorsa settimana. famiglie, un centinaio circa, che desideravano adottare e che si sono affidate ad enti autorizzati, quindi con “il bollino della cai”, che dovrebbe garantire che si tratta di organizzazioni che non hanno scopo di lucro e che sono dirette da personale con “adeguate qualità morali”. queste famiglie hanno anticipato agli enti (su repubblica di qualche settimana fa si parlava esplicitamente di un solo ente - enzob - ma si diceva che ne sono coinvolti anche altri) quantità enormi di denaro, anche più di 10.000 euro, per adozioni mai avvenute e che presumibilmente non avverranno mai.

sono infatti troppe le famiglie in carico ad alcuni enti rispetto al numero di adozioni che sono ormai in grado di portare a termine, visto il calo generale.

una situazione difficilissima, anche perché, al di là della gestione poco rispettosa delle famiglie, nasconde un pericolo ancora più grande: che per riuscire a soddisfare la richiesta delle famiglie, che premono anche perché hanno versato tanti soldi, alcuni enti siano tentati di fare pressioni sui paesi di provenienza dei bambini per avere più segnalazioni e sappiamo bene che questo può aumentare molto il rischio di adozioni illecite.

insomma, nonostante la volontà di puntare alla qualità invece che alla quantità delle adozioni (principio che sostengo da sempre) si sta lasciando senza controllo un sistema, quello delle adozioni internazionali in italia, ormai al collasso, con tutti i pericoli che questo comporta.

per garantire davvero adozioni corrette ed il rispetto dei diritti dei bambini, sia quelli abbandonati che quelli già adottati, non bastano più le parole sui giornali, le dichiarazioni d’intenti, i proclami nei convegni: servono fatti.

bisogna fare in modo che la commissione adozioni possa riunirsi e verificare l’operato di ogni ente, anche attraverso modifiche urgenti alla normativa vigente;

bisogna pubblicare le statistiche sulle adozioni, primo e più semplice strumento di pulizia e trasparenza;

bisogna riprendere adeguate relazioni con i paesi di provenienza dei bambini (non esistono solo congo e bielorussia) e rispettare i protocolli bilaterali sottoscritti;

bisogna verificare l’operato degli enti, di tutti gli enti autorizzati ed i requisiti per l’autorizzazione, arrivando anche alla revoca, se il caso. la normativa non prevede divisioni tra enti seri e non seri ma solo tra autorizzati e non;

bisogna avviare un piano di sostegno concreto ai sistemi di protezione dell’infanzia dei paesi da cui provengono i bambini per dare realizzazione al tanto declamato principio di sussidiarietà e prevenire l’abbandono dei bambini.

 

di paola crestani da vita.it

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l'accordo tra l'italia e la libia sulle migrazioni continua a far reagire le organizzazioni della società civile italiana. questa volta tocca alla rete di ong link 2007 che denuncia il memorandum inadeguato "con l’impegno della repubblica e di tutte le nostre istituzioni ad assicurare la promozione, il rispetto e la tutela dei diritti inviolabili della persona umana, secondo i principi fondamentali della nostra costituzione".

con riferimento al “memorandum di intesa sulla cooperazione nel campo dello sviluppo, del contrasto all’immigrazione illegale, al traffico di esseri umani, al contrabbando e sul rafforzamento della sicurezza delle frontiere tra lo stato della libia e la repubblica italiana”, sottoscritto dalle parti il 2 febbraio 2017, link 2007 condivide le preoccupazioni espresse in questi giorni da più voci dell’associazionismo, del settore non profit e di esperti del settore.

l’orientamento del governo italiano, nell’urgenza e necessità di garantire coordinamento e collaborazione transnazionale nella gestione dei flussi migratori, non tiene infatti in adeguata considerazione le istanze che derivano dall’impegno della repubblica e di tutte le nostre istituzioni ad assicurare la promozione, il rispetto e la tutela dei diritti inviolabili della persona umana, secondo i principi fondamentali della nostra costituzione.

come link 2007, esprimiamo in particolare la nostra perplessità rispetto a:

  • l’ispirazione del memorandum, da cui emerge un’accentuata lettura del fenomeno migratorio, e di conseguenza delle soluzioni identificate per gestirlo, in termini di sicurezza e di protezione dei confini: una lente interpretativa che riteniamo fuorviante e pericolosa, anche in relazione alle possibili ripercussioni sull’opinione pubblica.
  • il mancato riferimento a sistemi terzi e imparziali di vigilanza e monitoraggio delle azioni che vengano poste in essere dal governo libico per il controllo dei confini e la gestione dei flussi migratori, al fine di potere assicurare il rispetto del diritto e delle convenzioni internazionali sui diritti umani;
  • il mancato riferimento alla necessità di misure che, oltre a contrastare il traffico di esseri umani, assicurino la tutela, la protezione e la pronta assistenza alle vittime, con particolare riferimento a minori, in particolare quelli non accompagnati, donne e altri soggetti vulnerabili;
  • l’inadeguatezza delle misure previste per l’adeguamento e il finanziamento dei centri di accoglienza in territorio libico, in considerazione del fatto che la fornitura di medicinali ed attrezzature mediche è condizione necessaria ma non sufficiente per assicurare adeguata assistenza sanitaria;
  • l’indeterminatezza della composizione, del sistema di governance interna e della normativa di riferimento del comitato misto italo-libico che ha il compito di individuare le priorità d’azione, identificare strumenti di finanziamento, attuazione e monitoraggio degli impegni assunti.

link 2007 condivide le preoccupazioni espresse in questi giorni da più voci dell’associazionismo, del settore non profit e di esperti del settore.

corpi di migranti africani ripescati al largo delle coste libiche, nei pressi di tripoli. credito: taha jawashi (afp/getty images).

alla luce delle perplessità sopra esposte, link 2007 chiede che il governo italiano si attivi affinché vengano definiti con tempi certi e in modo chiaro i meccanismi di governance e monitoraggio dell’accordo così da avviare tutte le azioni necessarie a:

  • il contrasto in libia ad una gestione dei flussi migratori basata sulla detenzione di rifugiati e migranti in condizioni disumane, degradanti e violente
  • la costruzione di un sistema di accoglienza all’altezza dei bisogni, in grado di soluzioni rispettose della persona umana e capace di assicurare condizioni sicure e dignitose, anche per i minori, le donne e le vittime di tratta, nel rispetto dei diritti umani fondamentali
  • misure concrete a sostegno del governo della libia per rafforzare le competenze di registrazione dei nuovi arrivi, il supporto al rimpatrio volontario dei migranti, l’esame delle domande d’asilo e l’individuazione di soluzioni rapide per assicurare l’accoglienza ai rifugiati.
  • aggiornare periodicamente il parlamento e la società civile italiana sulle misure avviate sul territorio libico e i relativi risultati conseguiti

link 2007 chiede che il governo italiano si attivi affinché vengano definiti con tempi certi e in modo chiaro i meccanismi di governance e monitoraggio dell’accordo.

sempre in relazione all’accordo chiediamo l’abbandono e quindi la sostituzione di termini e linguaggi inappropriati e/o fortemente connotati come la parola ‘clandestino’ che falsano la realtà e rischiano di aumentare le tensioni e contrapposizioni su un tema così sensibile.

chiediamo inoltre che le azioni finalizzate ad aumentare la sicurezza e il controllo dei confini siano affiancate rapidamente da piani coerenti di sviluppo in libia come previsto dall’accordo. tale attenzione deve essere portata avanti con coerenza anche in tutti gli altri paesi di origine dei migranti.

più in generale, pur riconoscendo gli sforzi fatti dal nostro governo nel coinvolgere la comunità internazionale e l’unione europea nella gestione del fenomeno migratorio, consideriamo indispensabile la continuità dell’azione politica e diplomatica affinché:

  • vengano ampliati canali sicuri di migrazione, fra cui il re-insediamento e l’ammissione per motivi umanitari, per ridurre l’esposizione dei migranti al rischio di viaggi pericolosi e di cader vittima di reti criminali.
  • l’unione europea rafforzi il proprio ruolo e si assuma le proprie responsabilità, in particolare impegnandosi direttamente o tramite accordi bilaterali a che sia sempre garantita la protezione dei rifugiati e dei migranti e l’assistenza nel bisogno, nell’applicazione delle norme sul diritto di asilo e sulla protezione definite a livello ue e internazionale ed escludendo quindi ogni forma di complicità, anche indiretta, nella violazione dei diritti umani, in libia e altrove.

filippo spagnuolo è direttore esecutivo del comitato collaborazione medica (ccm).

credito foto: taha jawashi (afp/getty images).

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gianni brera. classe 1919. professione giornalista. inventoredi neologismi entrati nel lessico comune. forse il più importante scrittore disport che l’italia abbia mai avuto.

rai cultura dedica alla figura di gianni brera il documentariodi daniele ongaro “gianni brera. il libero della bassa”, per il ciclo“italiani” con paolo mieli, su rai storia.

nativo di san zenone po e sempre legato alla bassa pavese,tanto da autodefinirsi “il principe della zolla”, brera inizia a scrivere disport da giovanissimo e si afferma ben presto come una delle principali firmedella critica sportiva italiana, arrivando a soli 30 anni, nel 1949, a dirigerela gazzetta dello sport.

la scrittura innovativa di brera unisce una forte preparazionetecnica ad uno stile letterario inconfondibile, ricco di rimandi storici,etnologici, linguistici, enogastronomici. le sue teorie calcistiche sul giocoall’italiana, basate sull’applicazione del catenaccio e delcontropiede, sono portate al successo internazionale dall’allenatore del milannereo rocco, mentre la sua prosa, che lui sviluppa sulle pagine del giorno, delguerin sportivo e de la repubblica, porta il racconto epico-sportivo al rango digrande letteratura.

il segno di brera nella lingua italiana si ritrova anche neinumerosi neologismi ideati per descrivere il gioco del calcio: termini comecentrocampista, libero, melina, goleador, pretattica, sono ancora oggicorrentemente usati nel gergo sportivo e nel linguaggio comune.

il documentario di rai cultura descrive la vita avventurosa digianni brera, con l’ausilio degli interventi televisivi del giornalista edelle testimonianze di persone che lo hanno conosciuto e hanno lavorato con lui:gian paolo ormezzano, gianni mura, paolo brera, claudio rinaldi, andrea maiettie sergio giuntini.

http://www.raistoria.rai.it/articoli/gianni-brera-il-libero-della-bassa/35680/default.aspx

 

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