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Il miracolo di San Teodoro
 

Riceviamo e pubblichiamo; non sono necessari commenti. Questa lettera è stata inviata anche al Comune di San Teodoro

Gentili direttore e redazione

scriviamo per raccontare una bruttissima avventura vissuta il 24 settembre 2009 giorno dell’alluvione a San Teodoro (OT)

Siamo una famiglia residente nella provincia di Torino, composta da papà, mamma e bimbo di 2 anni e mezzo (diabetico insulino-dipendente) e stavamo trascorrendo un periodo di vacanza nel gradevole paese di San Teodoro, quando, il 24 settembre, è successo il finimondo.

Alloggiavamo (con regolare contratto d‘affitto) in un bell’alloggio, sito in Via Gramsci, che però aveva un difetto della cui portata ci siamo accorti quel giorno: era quasi interamente al di sotto del piano strada (seminterrato), con un’altezza al soffitto di 2,2 metri, dotato di una grossa porta-vetrata di ingresso e di una porta laterale.

Verso le 16.00-16.30 del pomeriggio, ci siamo accorti che iniziava ad entrare acqua dal basso, dalla porta principale. Nel giro di pochi secondi l’acqua è arrivata all’esterno all’altezza di circa 80 cm sulla porta principale.

Allora abbiamo frettolosamente aperto la porta laterale, per fortuna ancora libera, ma nel frattempo l’acqua ha sfondato la porta principale e si è riversata nell’alloggio, rovesciando il frigo, alcuni mobiletti e spostando il divano su cui era seduto il bimbo, per fortuna senza ribaltarsi. Siamo riusciti a prendere il bambino e ad uscire dalla porta laterale con l’acqua all’altezza della vita. Dal momento della prima acqua in casa saranno passati circa 60-120 secondi.

Abbiamo risalito una piccola rampa di scale, arrivando al vialetto della casa e poi siamo saliti su un portico al primo piano, con i soli vestiti fradici addosso, le chiavi di casa e il cellulare. Una serie di circostanze favorevoli (o miracolose) ci ha permesso di uscire tutti e tre vivi dalla trappola mortale che era diventato il nostro alloggio.

Di lì abbiamo visto Via Gramsci trasformata in un torrente impetuoso e fangoso (in seguito all’esondazione del rio san Teodoro) e abbiamo capito che parte di quell’acqua era defluita nel vialetto della nostra casa e di lì aveva riempito, come una grossa vasca, lo spazio antistante la porta principale, causandone poi lo sfondamento.

In seguito abbiamo raggiunto l’abitazione di alcuni vicini di casa che ci hanno generosamenteospitato per la sera e la notte ma nella casa erano rimasti, tra le altre cose, gli strumenti di misurazione per la glicemia per il bambino. Ringraziamo il 118 e la Croce Bianca di San Teodoro per l’aiuto che ci hanno dato in questa situazione di emergenza.

Vi alleghiamo alcune foto scattate il giorno dopo (venerdì 25) all’esterno e all’interno, quando il livello dell’acqua era già sceso un po’: dai segni sulle pareti si vede che era giunta fino a 20-30 cm dal soffitto: se non fossimo riusciti ad uscire subito o se la cosa fosse successa di notte, quasi certamente ci avrebbero ripescati tutti e tre annegati.

Vogliamo segnalare il prezioso contributo degli uomini della protezione civile allo svuotamento dell’acqua dal nostro alloggio e da molti altri nel paese.

A qualche giorno di distanza (il tempo di riprendere una vita normale e di ricevere le foto) abbiamo deciso di raccontarvi questa avventura perché vorremmo che ci aiutaste a capire se qualcosa non ha funzionato quel tragico giorno o se ci sono delle responsabilità, anche precedenti. Vorremmo anche aprire una riflessione per evitare che situazioni come la nostra abbiano a ripetersi in futuro.

Siamo venuti a sapere che il comune di San Teodoro, sul suo sito web, aveva diramato un allarme meteo: è un modo sufficiente per avvisare la popolazione? Quanti tra i residenti possiedono internet e si collegano frequentemente al sito del comune? E a maggior ragione, quanti tra i molti turisti presenti?

L’evento è stato sicuramente eccezionale e la quantità di pioggia caduta fuori dalla norma, ma un torrente non esonda nel giro di pochi secondi: ci chiediamo se non ci fosse il tempo e il modo, con anticipo, di passare per le vie del paese con un megafono o far suonare delle sirene (così sì che si raggiungono quasi tutti) per preparare la popolazione al peggio. Se avessimo ricevuto un allarme, non saremmo rimasti in quella trappola.

Siamo poi venuti a sapere che già nel novembre del 2008 c’era stata un alluvione in paese, sia pure di minor portata. Quindi non si può affermare che l’ultima fosse del tutto imprevedibile, forse lo era nelle dimensioni, ma si doveva sapere che la zona era a rischio ed attivare le misure necessarie per allertare la popolazione.

Per quanto riguarda la nostra sistemazione, ragionando col senno di poi, ci chiediamo se chi ha costruito e chi ha concesso l’abitabilità e la locabilità a quell’alloggio, abbia riflettuto sul rischio che ci ha fatto correre. Noi non conoscevamo quasi nulla del paese e dei possibili rischi ma chi è del posto e del mestiere dovrebbe saperne di più ed agire di conseguenza.

Ancora si potrebbe riflettere su quanto si può fare a monte per prevenire queste calamità (piani regolatori, alvei dei torrenti, cementificazione del territorio) ma il discorso sarebbe troppo lungo per questa lettera.

Rimaniamo a disposizione per chiarimenti e per un eventuale confronto, e vi porgiamo i nostri migliori saluti.

 

S.S. – S.M., residenti a Rivalta di Torino

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