Spazionif - Galleria per Immagini Articolo 21 Jacopo Settanni

BENVENUTI nella versione digitale di NUORO OGGI, periodico on-line di politica, informazione, attualità, satira, cultura, varie ed eventuali
Inviateci i vostri articoli, le vostre immagini (disegni, foto), le vostre proposte e le vostre denunce. Potrete ritrovarli direttamente on-line!

Chi siamo Archivio Storico Vignette Foto Contattaci

HOME
Clicca per ingrandire
Abbiamo più volte ribadito che l'Università nella realtà della Sardegna Centrale non solo debba esistere, ma debba e possa essere un fondamentale strumento di crescita culturale, economico e sociale di questo territorio.Siamo fortemente preoccupati dal silenzio, dalla mancanza di informazioni corrette e di iniziative non epidermiche su questo argomento da parte del mondo politico deputato alla soluzione del problema universitario nelle Sardegna centrale. Non vogliamo essere né disfattisti, né distruttori, né tanto meno additati come coloro che non tengono al bene della Città.Al contrario, proprio perché interessati al bene della collettività, ci sembra doveroso porre delle domande e altrettanto doveroso pretendere risposte che facciano chiarezza e dicano qual è lo stato delle cose su: Fondazione - Offerta Formativa - Finanziamenti.E’ del tutto evidente che al momento “l’Università nuorese” sta sprofondando in una condizione di totale precarietà, non solo per i noti problemi logistici e strutturali: campus universitario ancora a livello embrionale, continui e inaccettabili ritardi nell'erogazione dei fondi regionali (che, quando arrivano, sono continuamente decurtati), mancanza di chiarezza della Regione su quell'impegno assunto con un emendamento alla finanziaria relativo alla costituzione del polo universitario, per non parlare della Fondazione, fortemente voluta dalla Provincia di Nuoro, e di cui appena due mesi fa si è votato lo statuto, ma che non è ancora costituita.Ricordiamo che lo scioglimento del Consorzio per l'Università e la conseguente sostituzione con la Fondazione è stata giustificata con la motivazione che non si poteva tenere in piedi più di un consorzio fra gli stessi enti: di conseguenza la Provincia riteneva necessario salvaguardare il Consorzio per la pubblica lettura “S. Satta”, oggi peraltro abbandonato a sé stesso come quello universitario. Diversi indizi e tanti dubbi portano precise domande:- Quali sono gli ostacoli che impediscono alla Fondazione di divenire un soggetto operativo?- Chi o cosa sta frenando la sua nascita?- La paralisi è determinata dal cambiamento del contenitore lasciando immutati i contenuti?- La Regione Sardegna farà parte della Fondazione?- In quale modo si pensa altrimenti che la Regione continui a finanziare la Fondazione? Allo stesso modo in cui ha finora finanziato il Consorzio?- Il Comune di Nuoro, la Provincia e la Regione Sardegna vogliono davvero che il polo Universitario della Sardegna Centrale abbia una seria prospettiva di nascita, crescita e stabilizzazione?Le azioni concrete adottate dal Comune e dalla Provincia di Nuoro sono risultate inconcludenti, se non addirittura controproducenti, rispetto alla realizzazione dei programmi presentati in campagna elettorale.E' quanto mai urgente che la Provincia, il Comune di Nuoro e la Regione Sardegna elaborino e approvino un nuovo Protocollo d'intesa che preveda finanziamenti adeguati e certi nel corso degli anni, affinché i propositi diventino realtà.Compito della politica è dare risposte adeguate e rispettare gli impegni presi, altrimenti le responsabilità del fallimento saranno evidenti e facilmente individuabili.ASUSC Nuoro
...
Clicca per ingrandire
Questo puo' essere il titolo della manifestazione che e' stata organizzata in occasione di Mastros in Nuoro nei giorni 18-19 e 20 novembre 2011Dal punto di vista di un operatore artigiano che svolge la propria attivita' da più di trent'anni nel quartiere di San Pietro a Nuoro; Oppure …Mastros in Via Chironi perche' in quella via di questo vecchio quartiere tutto si e' concentrato pur esistendo pochissime attivita' che in essa operano stabilmente durante l' anno, (appena 5)La sagra degli hobbisti poichè gli stessi non hanno la possibilità di aprire una propria attivita' per cui una volta all'anno si dedicano all' esposizione dei loro manufatti cercando di venderli al fine di avere una minima possibilita' di ricavo, e questa manifestazione è l’unica occasione per potersi far conoscere.Se è vero che tanti manufatti sono degni di attenzione ed apprezzamento , e rappresentano il frutto di tanta creativita' locale , non è men vero che al lato pratico nulla di tutto questo riconduce minimamente ad una crescita del tessuto produttivo del quartiere, frustrando le potenzialita' economiche dello stesso .Mentre alla prima edizione di Mastros tenutasi nel 2004 a Santu Predu operavano tante botteghe artigiane, attualmente molte di esse , per vari motivi, sono state costrette alla chiusura. Affitti troppo cari, fiscalizzazione elevata, degrado dei siti , mancanza di un appoggio da parte delle varie amministrazioni che si sono avvicendate in questi anni.Le piccole imprese che tuttoggi sopravvivono nel quartiere e danno lavoro sia ai titolari sia ai loro dipendenti, non sono tenute in alcuna considerazione da chi dovrebbe in qualche maniera riconoscere il lavoro dalle stesse svolto, e perche no? anche essere il fulcro di un' attenzione che davvero meritano non fosse altro perchè sono soltanto dette attività che creano la ricchezza del quartiere. Le loro richieste di migliori e più puntuali servizi invece di trovare accoglimento sono considerate dalla Amm.ne come degli ostacoli e tendenti ad innestare polemiche, quando in realtà sono esclusivamente rivolte ad agevolare ed incrementare l'attività esercitata nell'interesse non solo degli operatori ma della intera economia del quartiere.Non si capisce poi perchè la gran parte delle attività debbano essere concentrate nella Via Chironi dove operano in realtà soltanto una minima parte degli artigiani locali, dimenticando pressochè totalmente la restante parte del quartiere che offre luoghi e situazioni che pure meritano di essere valorizzate.Non solo, ma all'indomani di queste manifestazioni tutto ritorna come prima mancando qualsiasi programmazione che le possa inserire in un progetto più complessivo volto al sostegno ed alla divulgazione della cultura e della economia locale.- Strade deserte, nessun percorso segnalato in maniera razionale per dare visibilita' alle bellezze del quartiere , agli edifici storici e , perchè no, anche alle attività artigianiali che pur nelle difficoltà contribuiscono a mantenerlo vivo. Gli edifici di proprieta' del Comune vengono tenuti chiusi per altri 363 giorni fino alla successiva edizione di Mastros. Ci si chiede perché non si consente ai partecipanti di poterli utilizzare quanto meno fino a Natale così da ravvivare il quartiere per tutto il mese di dicembre. Invece, le strade ritornano deserte e la tristezza riavvolge chi è costretto a lavorare in queste condizioni. Anche l'entusiasmo viene meno, perche tutto si spegne , mancando quell'ossigeno che una economia depressa come quella nuorese non riesce più a fornire , anche a quelle attività che operano da circa 30 anni .Come si può dunque convincere gli hobbisti per necessita' ad acquisire quella sicurezza che gli consenta di poter operare durante tutto l'anno e non solo in occasione della manifestazione Mastros in Nugoro ?L'amministrazione potrebbe concedere in locazione tutti gli spazi disponibili a quelle persone che dimostrano di voler esercitare seriamente un' attivita' creativa. In tutto il mondo le societa' e le comunita' si distinguono e caratterizzano per le capacità degli uomini e delle donne che di esse fanno parte , per la loro abilità nel saper fare : i manufatti sono e continuano ad essere la testimonianza del livello culturale raggiunto.Si abbia il coraggio di credere nelle nuove generazioni che per mancanza di risorse e paura di essere oppressi dalla pressione fiscale enorme ,non possono attivarsi alla realizzazione del proprio sogno di rendersi utili e autonomi economicamente in questa comunitàSi diano i locali a costi agevolati , si defiscalizzino in parte i ricavi ottenuti così da consentire a chi opera di poter diventare autosufficiente e che possa investire nella propria attvità, affinche' l' economia reale ricominci a girare nell'interesse di tutti.Si abbia il coraggio di utilizzare in particolare lo stabile Casa Sulis, o Casa Ciusa, o Casa Contrafforti, per una esposizione permanente di tutto ciò che gli artigiani di Nuoro producono. La stessa città avrebbe un'altro aspetto che darebbe lustro a chi vi opera facendola apprezzare ai cittadini locali ed ai visitatori .Si attivi un tavolo di lavoro con l' amministrazione attraverso i suoi assessori competenti ed un comitato che rappresenti tutti gli artigiani, per dare vita ad una progettazione partecipata che porti al raggiungimento di quegli obbiettivi che potenzialmente si riterranno idonei a valorizzare le produzioni e la economia locale.Si sensibilizzino gli artigiani affinchè collaborino con l'Amm.ne per la riuscita del progetto nell'interesse comune .Il tutto nell'auspicio che alle luci ormai spente della Manifestazione Mastros in Nugoro non segua il solito silenzio ed il buio che caratterizza gli inverni nuoresi , ormai sempre più lunghi e privi di qualsivoglia bagliore che possa ridare speranza a quelle persone che, nonostante tutto, ancora credono nelle potenzialità di questo borgo.Delogu Antonello Artigiano in Santu Predu dal 1980
...
Clicca per ingrandire
Un uomo in giacca e cravatta è apparso un giorno in un villaggio. In piedi su una cassetta della frutta, gridò a chi passava che avrebbe comprato a € 100 in contanti ogni asino che gli sarebbe stato offerto. I contadini erano effettivamente un po' sorpresi, ma il prezzo era alto e quelli che accettarono tornarono a casa con il portafoglio gonfio, felici come una pasqua. L'uomo venne anche il giorno dopo e questa volta offrì 150 € per asino, e di nuovo tante persone gli vendettero i propri animali. Il giorno seguente, offrì 300 € a quelli che non avevano ancora venduto gli ultimi asini del villaggio. Vedendo che non ne rimaneva nessuno, annunciò che avrebbe comprato asini a 500 € la settimana successiva e se ne andò dal villaggio. Il giorno dopo, affidò al suo socio la mandria che aveva appena acquistato e lo inviò nello stesso villaggio con l'ordine di vendere le bestie 400 € l'una. Vedendo la possibilità di realizzare un utile di 100 €, la settimana successiva tutti gli abitanti del villaggio acquistarono asini a quattro volte il prezzo al quale li avevano venduti e, per far ciò, si indebitarono con la banca. Come era prevedibile, i due uomini d'affari andarono in vacanza in un paradiso fiscale con i soldi guadagnati e tutti gli abitanti del villaggio rimasero con asini senza valore e debiti fino a sopra i capelli. Gli sfortunati provarono invano a vendere gli asini per rimborsare i prestiti. Il corso dell'asino era crollato. Gli animali furono sequestrati ed affittati ai loro precedenti proprietari dal banchiere. Nonostante ciò il banchiere andò a piangere dal sindaco, spiegando che se non recuperava i propri fondi, sarebbe stato rovinato e avrebbe dovuto esigere il rimborso immediato di tutti i prestiti fatti al Comune. Per evitare questo disastro, il sindaco, invece di dare i soldi agli abitanti del villaggio perché pagassero i propri debiti, diede i soldi al banchiere (che era, guarda caso, suo caro amico e primo assessore). Eppure quest'ultimo, dopo aver rimpinguato la tesoreria, non cancellò i debiti degli abitanti del villaggio ne quelli del Comune e così tutti continuarono a rimanere immersi nei debiti. Vedendo il proprio disavanzo sul punto di essere declassato e preso alla gola dai tassi di interesse, il Comune chiese l'aiuto dei villaggi vicini, ma questi risposero che non avrebbero potuto aiutarlo in nessun modo poiché avevano vissuto la medesima disgrazia. Su consiglio disinteressato del banchiere, tutti decisero di tagliare le spese: meno soldi per le scuole, per i servizi sociali, per le strade, per la sanità ... Venne innalzata l'età di pensionamento e licenziati tanti dipendenti pubblici, abbassarono i salari e al contempo le tasse furono aumentate. Dicevano che era inevitabile e promisero di moralizzare questo scandaloso commercio di asini. Questa triste storia diventa più gustosa quando si scopre che il banchiere e i due truffatori sono fratelli e vivono insieme su un isola delle Bermuda, acquistata con il sudore della fronte. Noi li chiamiamo fratelli Mercato. Molto generosamente, hanno promesso di finanziare la campagna elettorale del sindaco uscente. Questa storia non è finita perché non sappiamo cosa fecero gli abitanti del villaggio. E voi, cosa fareste al posto loro? Che cosa farete? Se questa storia vi ricorda qualcosa, ritroviamoci tutti nelle strade delle nostre città e dei nostri villaggi Sabato 15 ottobre 2011 (Giornata internazionale degli indignati) ... e fate circolare questa storiella....
...
Clicca per ingrandire
La campagna di Ferragosto contro il governo dei tecnici è partita alla grande. La guida da par suo uno spacialista, Vittorio Feltri, autore ieri su Il Giornale di un bellicoso editoriale, nel quale si contrappone “il governo di lorsignori” (come sarebbe per esempio un esecutivo a guida Mario Monti) a quello esistente dell’immarcescibile Cavaliere, autenticato secondo Feltri da uno schiacciante consenso elettorale (salvo che schiacciante non era neanche nel 2008 e che oggi di quegli elettori ne resteranno sì e no la metà). Ma la grande controffensiva ha anche i suoi emuli sardi. Dice Ugo Cappellacci, per giustificare le nuove nomine della sua giunta, e specificamente quella, sorprendente, di una giornalista alla Sanità: la “politica moderna” (ohibò, parole grosse!) richiede anzi l’assenza di legami con qualunque interesse. Quindi (udite, udite) è meglio scegliere assessori del tutto estranei al campo che dovranno governare. Ammette la stessa neo-assessora De Francisci: certo, io non sono una specialista della sanità. Ma subito aggiunge: ciò però mi rende più autonoma. È questo un refrain davvero singolare, cui si accompagna la polemica montante contro i tecnici privi della legittimazione popolare derivante dal voto. Come dire che la Levi Montalcini non potrebbe fare il ministro della Ricerca, né Falcone avrebbe potuto guidare l’Interno, né un grande diplomatico quello degli Esteri, né un economista quello dell’Economia. Ciampi, secondo questa tesi, non avrebbe potuto presiedere nel 1993-94 quel governo di persone per bene che ci salvò dalla catastrofe di allora. Secondo la teoria Cappellacci-De Francisci- Feltri si dovrebbe invece fare così: si dovrebbero scegliere, per le responsabilità di governo, illustri sconosciuti, meglio se non competenti in niente, possibilmente digiuni totalmente delle materie di cui dovrebbero curarsi. Non l’aveva detto persino Lenin che anche la cuoca, nel paradiso sovietico, avrebbe potuto guidare lo Stato? Anche questa citazione leninista ci è toccato di leggere in questi giorni nelle pagine dei quotidiani della destra italiana. Ebbene, lo dico con tutto il tatto necessario perché vedo che i sostenitori dell’incompetenza al potere tengono molto alla loro idea balzana: trattasi semplicemente di una solenne corbelleria. In termini specifici, parlando di noi, cioè della situazione italiana di oggi, sappiamo tutti che basterebbe sostituire l’agonizzante esecutivo Berlusconi con un solido governo di esperti (magari presieduto proprio da Mario Monti) per vedere immediatamente, in tempo reale, le sorti del nostro Paese risalire nelle classifiche di affidabilità internazionali. Questo lo sappiamo tutti, e dipende dal semplice fatto che il berlusconismo inteso come miracolistica soluzione dei problemi italiani è fallito rovinosamente, lasciando intorno a sé solo macerie tossiche. Ma c’è anche un profilo più generale. E riguarda la pericolosissima tesi che la “politica moderna” (come la chiama Cappellacci; e chissà a cosa sta pensando) richieda al comando gli incompetenti. Tesi che ci ha portato alla catastrofe attuale e che va respinta con tutta la forza e la fermezza necessarie. La verità è che da qualche anno la politica italiana vive una crisi profonda, che le impedisce ormai di funzionare come campodi sintesi degli interessi e delle spinte egoistiche particolari e di presentare ai cittadini soluzioni generali, capaci di tradursi in organici progetti di governo. Un tempo i competenti, bene o male, li selezionavano i partiti, seguendo – chi più chi meno – regole efficaci di scelta al loro interno. Oggi, essendo scomparsa questa funzione per essersi tramutati i vecchi partiti in aggregazioni personalistiche, li designa il capo supremo (o in sua vece il capetto regionale), per i quali è assai meglio avere a che fare con yes-men (o yes-girls) piuttosto che con personalità capaci e padrone del proprio campo. Valgono, piuttosto che l’esperienza e la competenza, altre “doti”: la fidelizzazione rispetto al leader, la presenza fisica, la capacità di comunicare un’immagine accattivante. Siamo ormai, avrebbe detto Ernesto Rossi, alla politica dell’aria fritta.Guido Melis - Deputato PD
...
Clicca per ingrandire
Viene a Sassari la compagnia teatrale ASSAI del carcere di Rebibbia. Un gruppo fantastico, nel quale Antonio Turco, educatore, musicista, specialmente persona straordinaria, chiama a raccolta i detenuti in stato di semilibertà e qualcuno già uscito per raccontare, su testi scritti da loro, con canzoni bellissime, la storia eterna di chi sbaglia, paga, qualche volta si riscatta. Recitano all'Università di Sassari. Successo enorme. L'indomani rifanno lo spettacolo nel carcere sassarese di San Sebastiano, davanti a un pubblico di detenuti prima incuriositi, poi coinvolti, infine commossi. Bellissima esperienza, in un mondo di dolore e di speranze fallite.Bene, la sera della prima recita c'è un piccolo rinfresco offerto dal rettore di Sassari Attilio Mastino. Si prolunga sino alla mezzanotte, perché Mastino l'indomani compie gli anni e la compagnia gli vuole fare la festa a sorpresa. Si ride, si scherza, si canta insieme. Il carcere sembra lontano mille miglia.Finisce la festa e si torna all'albergo. Ma uno degli ospiti, un ragazzo calabrese che ha appena recitato una parte nello spettacolo, ha bevuto qualche bicchiere di Perdera. E' un ex alcolista - sapremo dopo - che da 6 anni non tocca alcol. E che sta per uscire, per pena scontata. Chissà che gli ha preso, nella spensieratezza di quella serata speciale. Magari le ragazze, studentesse e docenti, che bevevano felici. Magari la voglia di provare: "ne sono uscito, posso farlo". Dice Antonio, il loro leader e amico di sempre: "Se c'erano i compagni giusti, che lo sapevano, glielo avrebbero impedito". Ma era in mezzo ad estranei, e nessuno se ne è accorto.Pochi bicchieri, per sciupare un percorso virtuoso, per ripiombare nello sbaglio. Esce, si aggira per strade sassaresi che non conosce. In via Duca degli Abruzzi (chissà come ci è capitato) gli viene un impulso: danneggia le auto posteggiate, fa casino, va in escandecenze. Interviene la volante. L'indomani il ragazzo è davanti al giudice: danneggiamenti, ubriachezza molesta...Condannato.Questa è la storia. La storia di chi ha sbagliato una volta ma può sempre ricascarci. La storia di vite provvisoriamente perdute che cercano la strada per venirne fuori. E non sempre la trovano. Auguiriamogli di riprendere il cammino, a questo ragazzo, a questo nostro figlio e fratello solo un po' più debole di noi (forse neanche tanto più debole).Questa è la storia. Ma c'è - l'ho detto - un risvolto che riguarda l'informazione. Perché ieri la "Nuova Sardegna" , il quotidiano di Sassari, è uscito con un'apertura in cronaca cittadina a tutta pagina: "Arrestato dopo lo spettacolo teatrale". E' una pagina intera, che dà anche notizia della performance della compagnia. Ma tutto l'inizio del pezzo, il titolo, il sommarieto è dedicato al "calabrese", con nome, cognome, età (36 anni). E qualche battutina spiritosa nel narrare i fatti, che non guasta mai. Sbatti il mostro in prima pagina.Ora mi domando: ma era proprio tanto importante, questa cazzata dell'attore-carcerato, da oscurare quello che la compagnia ASSAI aveva fatto giovedì' sera all'Universtità e avrebbe rifatto l'indomani nel carcere di San Sebastiano, quello che fa in giro per tutta Italia tutte le sere, dando una prospettiva di speranza a chi sta in carcere e coinvolgendo chi sta fuori e del carcere non sa niente? Meritava più spazio, questo episodio banale, della gioia dei ragazzi e delle ragazze che a San Sebastiano avevano venerdì partecipato ballando e cantando allo spettacolo? E' stata una corretta impaginazione dei fatti? Buon giornalismo?Io penso (ho la presunzione di pensare, avendo anche qualche esperienza sia pure esterna di giornali e di giornalismo) che questa volta la "Nuova" abbia sbagliato. Si è distratta. Ha sbattuto il mostro in prima pagina, senza chiedersi se davvero fosse un mostro. E ha perso l'occasione di mettere i fatti nella loro giusta proporzione: prima i più importanti, poi i dettagli. Peché è un dettaglio l'ubriaco che danneggia le auto quando non è padrone di sé.Se poi avesse indagato, il giornale, se avesse voluto andare più in là, avrebbe potuto raccontare la storia di un ex ragazzo calabrese. Avrebbe potuto dirci dei suoi errori, e della fatica per uscirne, e della virtù e ricadute di quel percorso, e delle tante sofferenze del mondo dal quale viene. E delle speranze che in lui hanno riposto e ripongono educatori e compagni.IL direttore di Rebibbia dottor Ricca venerdì ha passato la mattinata in tribunale, per assistere il giovane carcerato. Lo ha fatto in silenzio, rinunciando a tornarsene a Roma col volo che aveva prenotato. Lo ha fatto per dovere, ma anche con l'atteggiamento solidale di un padre che assiste un figlio che ha sbagliato, e gli sta accanto, e gli parla, ed evita in quel momento terribile del risveglio dall'alcol che quel figlio si senta depresso e maledica sé stesso.Ma del dottor Ricca, del pentimento del ragazzo, delle speranze dei tanti compagni di cella, della tragedia umana del carcere la Nuova no ci ha parlato. Per questa volta almeno, ha perso l'occasione di fare buon giornalismo.
...
Clicca per ingrandire
Caro Presidente Cappellacci, mi consenta una domanda: ma è mai possibile? E’ possibile che Lei abbia inanellato nella vicenda Mariani ad Olbia tanti errori, tante (mi perdoni il facile gioco di parole) cappellate? Dunque c’è questo commercialista, mi dicono a Lei legato, che diventa senza colpo ferire prima suo capo di gabinetto, poi presidente del parco di Molentargius, poi liquidatore dell’Osservatorio economico della Sardegna. In febbraio, un po’ a sorpresa, questo signor Mariani viene nominato commissario straordinario del Comune di Olbia. Dico Olbia, presidente, non – con tutto il rispetto – Illorai o Putifigari. Stiamo parlando della terza o quarta città della Sardegna, nervo vitale del sistema dei poteri che contano in Sardegna: aree fabbricabili, piani regolatori, lottizzazioni, coste. Per intenderci, balletti da milioni di euro. Dunque Mariani re di Olbia e Lei che lo incorona. Senonché succede un piccolo incidente, di quelli che a voi del centrodestra capitano spesso: si scopre che Mariani, non essendo dirigente regionale, non ha i requisiti, in base alla legge, per ricoprire l’incarico. Che fare, allora? Lei potrebbe ancora tornare sui Suoi passi, sarebbe in tempo, Presidente, a nominare un altro con le carte in regola. Ma Lei invece fa tutt’altro: promuove sul campo il Mariani dirigente della Regione. Un po’ come Carlo V quando si affacciò al balcone di Alghero e nominò gli astanti “todos caballeros”. Solo che qui il caballero era uno solo. C’è sempre un cavillo, nel diritto, che consente di realizzare il suo rovescio: Lei si convince che in qualità di ex responsabile dell’Osservatorio economico il Mariani può ben transitare nei ruoli della Regione. E in quanto dipendente della Regione “transitato” può ben essere promosso dirigente. Certo, una carriera lampo; ma, insomma, può anche starci.Peccato però che l’incarico all’Osservatorio fosse a tempo determinato, e dunque non consenta di considerare Mariani come “dipendente regionale”. Ma Lei, Presidente, niente, imperterrito sulla Sua strada. Mariani resta commissario straordinario di Olbia. Un commissario davvero straordinario, se mi consente: 1) perché non ha i requisiti; 2) perché la sua breve attività sarà ben altro che ordinaria amministrazione. Delibere su delibere, adottate magari un po’ in fretta. E non sempre – pare – tutte adamantine. Poi tutto precipita. Le elezioni che incombono, il centrodestra che le perde, gli avversari che conquistano la roccaforte inespugnabile. Il principale difensore del fortilizio, però, non c’è già più. Se l’è data per così dire a gambe, dimettendosi anzitempo. Poco ardito forse, ma certo prudente, dato il suo status palesemente illegittimo. E così in queste ore il nuovo Consiglio comunale deve porre rimedio al disastro. Siamo alla fine, caro Presidente. Ed io Le domando: ma c’era bisogno di intestardirsi tanto? Di fare lo slalom tra le norme? Di disapplicarle, persino? Vede, Presidente, la politica soffre oggi di una grave crisi di legittimazione. La gente non ne può più. E’ convinta che sia tutto un gioco d’affari, nel quale l’interesse pubblico soggiace agli interessi privati dei soliti noti. Le domando: sostenendo tanto a lungo un commissario privo di requisiti, Lei crede davvero di aver difeso l’interesse pubblico? Guido Melis (Deputato PD)
...
News

28/12/2011
22/12/2011
16/12/2011
16/12/2011
16/12/2011
 
In evidenza
E Mdf www.megachip Vecchia Nuoro

Si consiglia la visualizzazione ad una risoluzione di 1024 x 768 px -  © 2003-2008 Associazione Culturale Nuoro Oggi - Crediti