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In Consiglio regionale si è tenuto un dibattito di grande attualità: la produzione di energia dall'uso di fonti rinnovabili. In particolare si parlava di eolico. La discussione verteva sopratutto sulla decisione della Giunta di voler avocare a sé tutte le competenze, con un suo ennesimo ente strumentale, in tema di realizzazione di nuovi impianti, con il pretesto di voler dare ordine ad una materia assai complessa affidata, peraltro, fino a ieri, ad una legislazione frammentaria e contraddittoria, di cui spesso ci siamo lamentati.La materia del contendere verte sostanzialmente sulla seguente questione:E' meglio affidare tutta la partita a dei grandi gestori che realizzino imponenti impianti di elevata potenza sulla base di economie di scala, o è meglio favorire la produzione diffusa in tutta la regione agevolando, per l'effetto, la realizzazione di piccoli e medi impianti su tutto il territorio regionale, dando lavoro e benessere diffuso?A ciò si aggiunga che nella prima ipotesi il grande "affare" lo fanno in pochi in termini di fatturato. Se invece si optasse per la seconda, i benefici sarebbero diffusi e generalizzati contribuendo a favorire, da un lato per tutti i gruppi familiari o per le piccole e medie aziende, il pieno controllo del proprio consumo e dei propri risparmi e dall'altro una più equa e diretta distribuzione di redditi aggiuntivi derivanti dall'esubero di energia prodotta.A nostro avviso passerà la prima ipotesi perché nella seconda, per usare un eufemismo, "non c'è trippa per i gatti". Pertanto crediamo, fondatamente, che l'attuale maggioranza dei nostri parlamentari stia riuscendo a "sporcare" anche energie "pulite" che erano rimaste, fino a ieri, indenni perché libere, democratiche e sovrane. Ci rammarichiamo che la maggioranza non abbia ascoltato la nostra proposta, inviata in copia al Presidente Cappellacci e alla sua Giunta, là dove proponevamo degli scenari assai diversi per la gestione di questa vicenda delle rinnovabili, che resta sempre e comunque una grande opportunità per i sardi.Di fronte a questa ennesima manifestazione di cattivo governo proponiamo che tutti si mobilitino per una grande manifestazione di popolo che andremo presto ad organizzare insieme alle altre forze politiche, sindacali e a tutta la società civile.Ufficio stampaVerdi della Sardegna
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Dal diario di un (potenziale)elettore di sinistra:

1° febbraio:
Sembra che le primarie si facciano. Bene. Forse torniamo a contare.

2 febbraio:
Forse no. Forse si fanno da qualche parte dove c’è un solo candidato, ma altrove è meglio di no. Peccato.

3 febbraio:
Pare che non si facciano da nessuna parte. Gli organismi hanno tutti gli elementi per scegliere il meglio che c’è in giro. Pazienza.

1° marzo:
Sembra che il PD abbia una sorta di certezza inespressa nei riguardi dei suoi (potenziali) elettori: tu, elettore, mi devi amare e votare, e mi voterai e amerai comunque, anche se sono una troia. Escort, pardon. Il problema è che i tempi sono cambiati: se la vecchia non ci va più bene, per avere una nuova escort basta telefonare alla protezione civile.

2 marzo:
Gli elettori (potenziali) del PD chiedono a gran voce di poter partecipare, dovunque, alla scelta dei candidati alle cariche più importanti e rappresentative. La gente ha fame di democrazia. “Dategli brioches”.

30 aprile:
Dalle rose a un solo petalo sono sbocciati i candidati. Sono il meglio, dicono; soprattutto quelli che hanno già dato prova di sé. Non me ne ero accorto, ma magari in giro, a cercarlo bene, c’era qualcuno più bravo.

1° maggio:
G., elettore (potenziale) del PD non andrà a votare. Dice che a furia di tapparsi il naso rischia di morire soffocato. In effetti il pericolo esiste. Sono anni che si va avanti così. Ma in questo modo, non si favorisce la destra? Boh.

30 maggio:
1° turno. Sono andato a votare. Ho trovato uno, anzi due escamotages per tenere un minimo di coerenza e di pudore: la perpetuazione dell’essere minoranza. Anche nella minoranza.

7 giugno:
Tra peggio e peggio c’è solo il peggio. 2° turno. A. nonostante tutto voterà PD per la stima della persona. Ma votiamo la persona o il sistema? Forse la persona merita, forse il sistema no. Le persone stanno dentro il sistema, mi pare.

14 giugno 2010:
“ciao. ti scrivo questa e-mail da istanbul. sono dovuto partire venerdì in tutta fretta per un urgente impegno. purtroppo non ho potuto votare al ballottaggio. mi dispiace, ma è andata così. chi ha vinto?”

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“I dati trasmessi dalla Ragioneria generale (…) danno un quadro veramente preoccupante, se non disperante, dell’utilizzo che la Regione fa delle proprie disponibilità.”Serve “coraggio e coesione, ma anche forze politiche che rigettino le vecchie e personalistiche pratiche speculative della polemica politica. Che rigettino una politica concentrata a confermare se stessa, ad acquisire qualche frammento di percentuale di consenso in più. La nave rischia di affondare e l’equipaggio è impegnato a lucidare gli ottoni. Altro che galleggiamento.(…). I dati sulla spesa regionale sono terribili. Peraltro, anche annunciati. Il nostro sistema sociale ed economico non può tollerarli, soprattutto oggi di fronte alla crisi epocale che investe l’Europa e l’intero Occidente industrializzato e che si abbatte nei confronti di realtà deboli e arretrate come quella sarda con la forza devastante di un uragano.Del Bilancio 2010 su 9 miliardi e 800 milioni (competenze)si sono spesi solo 1.324 milioni, con meno di 2,5 miliardi di impegni adottati. E questo nonostante la tempestiva approvazione della manovra finanziaria entro lo scorso 31 dicembre.Sul conto residui di 7 miliardi e 800 milioni, che sostanzialmente dovrebbero riferirsi a obbligazioni giuridicamente perfezionate e ad impegni legittimamente adottati, si è speso ancora di meno, circa un miliardo.A favore della strategia della conoscenza, dove sono ricomprese l’istruzione e il lavoro, abbiamo speso la gran cifra di 16 milioni di euro; per ambiente e salvaguardia del territorio 64 milioni, per i sistemi produttivi meno di 22 milioni, mentre per la sanità e l’organizzazione amministrativo burocratica oltre 1 miliardo e 100 milioni. Non solo poca spesa ma anche male assortita. Allora di quale eccesso di spesa pubblica si parla? Di quale indebitamento reale? Di quale insufficienza di risorse finanziarie, per affrontare i temi della crisi dell’occupazione e della disoccupazione crescente, soprattutto giovanile e femminile? Del diffondersi di nuove e vecchie povertà? Avevamo la sensazione, (…), che la spesa andasse a rilento. Purtroppo invece è assolutamente bloccata. L’apparato amministrativo immobile non si preoccupa affatto della comunità che deve servire, così ponendo le basi per la sua stessa dissoluzione.”Rilanciamo “ con forza tre questioni:1) la immediata costituzione della commissione di inchiesta, per la quale già si è espresso unanimemente il Consiglio Regionale, sulla mancata applicazione delle leggi regionali, in particolare di quelle finanziarie e di spesa, al fine di individuare le ragioni dell'anomalia amministrativa; verificare se vi siano motivazioni di ordine tecnico e/o organizzativo, se si siano determinate violazioni di legge e se vi siano specifiche responsabilità gestionali;2) sviluppare la discussione sul progetto di legge collegato come si trattasse di un provvedimento di emergenza, per il potenziamento e l’accelerazione della spesa, finalizzando la stessa spesa, prioritariamente, ad affrontare la crisi produttiva e occupazionale. Non rinunciando, inoltre, ad introdurre modalità operative e sistemi automatici di pulizia del bilancio da improbabili promesse che alimentano i residui;3) l’avvio di una interlocuzione istituzionale e politica con lo Stato e l’Unione Europea, che coinvolga l’Assemblea Consiliare, per la ridefinizione di procedure e limiti per la Sardegna del patto di stabilità e crescita.” Gruppo Comunisti, la Sinistra Sarda, Rosso Mori
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Sono passati due anni dalla grande manifestazione di piazza in difesa dell’Università a Nuoro: allora più di 3.000 persone, cittadini, studenti, docenti, sindacati e rappresentati Istituzionali avevano sostenuto che la questione Università era “strategica” per lo sviluppo del territorio.Tutti avevano garantito il loro impegno per la valorizzazione e il rilancio l’università, ma come sappiamo le cose sono andate diversamente.Ad oggi abbiamo un’offerta formativa e un numero di studenti ridotto a causa di una normativa ministeriale che penalizza le sedi decentrate, il Consorzio per la promozione agli studi Commissariato e un finanziamento regionale che non consente una adeguata progettazione per il futuro quando ce ne sarebbe più bisogno.Eppure il tema dell’Università continua ad essere centrale in tutti i proclami politici, senza che si sia ottenuto alcun risultato concreto.La novità dell’emendamento alla Finanziaria Regionale, relativo all’istituzione di un Terzo polo universitario per la Sardegna Centrale che unifica gli Enti gestori di Oristano e Nuoro, potrebbe essere l’ultima occasione per radicare l’Università a Nuoro, ma dobbiamo essere pronti a presentare un progetto realistico e credibile.La volontà della Regione, di voler ritagliare a queste due sedi un giusto spazio nel Sistema Universitario Regionale, ha necessità dell’operatività concreta di tutte le componenti sociali, che, al di là di ogni schieramento politico, devono presentare una proposta unitaria.Le idee e le proposte devono omogeneizzarsi per presentarsi uniti e compatti al tavolo tecnico con la Regione e le Università di Cagliari e Sassari che stabilirà cosa “dare” a Nuoro all’interno di una riforma strutturale del Sistema Universitario Regionale.Il nostro Comitato di sostegno in questi mesi ha cercato di informare correttamente i cittadini su quello che si è fatto e si continua a fare nella sede di Nuoro; ha sollecitato, attraverso un incontro con gli amministratori locali e i rappresentanti politici del territorio, ad un’azione unitaria; ha organizzato un convegno-dibattito a cui hanno partecipato, oltre che i relatori tecnici, i rappresentanti politici della Provincia di Oristano e del Consorzio Uno, che si sono detti pronti ad un confronto e alla ricerca di collaborazione.Ora è necessario fare un passo avanti: tracciare il percorso per il raggiungimento dello scopo.E’ in questa ottica che stiamo promuovendo una serie di incontri con le Parti sociali interessate al problema: associazioni di categoria e di professioni, sindacati, associazioni, dirigenti scolastici, enti pubblici per la cultura, intellettuali, artisti ecc. a queste, in quanto "forza" della comunità, chiediamo di mettere a disposizione le loro risorse, numeriche, umane, intellettive, e, perché no, eventualmente anche finanziarie o di altro tipo, per questa battaglia comune.Lo scopo di questi incontri è conoscere l’interesse a questo argomento e chiedere il loro impegno per questa battaglia del Territorio, ma soprattutto formare un gruppo di pressione che inciti la Regione Sardegna a inserire la costituzione del nuovo Polo nella propria agenda, fissando al più presto gli incontri tecnici con le parti.Per essere organici a questo dobbiamo sapere cosa oggi dobbiamo e possiamo, realisticamente, chiedere:Obbiettivi raggiungibili a breve termine anno accademico 2010/2011:• Il ripristino e consolidamento dell’esistente ed in particolare: l’istituzione di un Corso triennale nuovo, ma della stessa classe del precedente, come ad esempio “Valutazione delle politiche pubbliche” o “Politiche Locali”.• Finanziamento per avviare i concorsi di ricercatore per professori da incardinare a Nuoro, che consentano il superamento del problema ministeriale dei requisiti minimi ( di numero di docenti per corso.) • Master post-laurea nell’ambito demo-etno-antropologico e beni culturali in grado formare tecnici per l’assistenza tecnico-scientifica in campo museografico e collegate alle iniziative per la valorizzazione del patrimonio culturale, come già auspicato dallo stesso ISRE.• Avvio di altri corsi di laurea nelle professioni sanitarie.Obiettivi raggiungibili nell’anno Accademico 2011/2012• La Laurea Magistrale in “Scienze della pubblica amministrazione”, per dare la possibilità agli oltre duecento laureati triennali di completare il loro Corso di studi;• L’istituzione di un Corso (triennale e specialistico) ad esempio nell’indirizzo Demo-Etno-Antropologico, con il necessario coinvolgimento e potenziamento degli Enti già esistenti nel nuorese ed operanti nel settore: ISRE, Consorzio per la Pubblica Lettura “S. Satta”, MAN, Museo Nivola, Parco letterario Deleddiano, ecc.• L’istituzione di un dipartimento funzionale alla successiva costituzione della Facoltà.
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di Marina Spinetti, dal sito di Sardegna Democratica.Da insegnante, per una sorta di ironico contrappasso, non so dirvi quante lezioni di politica mi siano state impartite in questi miei tre anni di partecipazione alla vita di partito. Diverse ma con la stessa chiusa, insolito mix di sicurezza da verità rivelata, rassegnazione e ottimismo pedagogico: "Marì, questa è la politica, impara in fretta o non vai da nessuna parte". Ma so dirvi qual è la più ricorrente, e anche l'ultima in ordine di tempo, sul tema che, latineggiando, voglio chiamare degli "alibi", gli altrove, cronologici e logistici, cui pare si declini il potere decisionale vero, che si svolgono prima, dopo, e a volte anche durante.. le riunioni degli organismi legittimi e di fatto li esautorano.Insomma ci sarebbero due ordini di partecipazione alla vita del partito, quello delle persone che contano, (il verbo è da intendersi in entrambi i sensi, letterale e translato), che fanno la politica degli accordi nelle segrete stanze, o, in alternativa, con i telefoni roventi dei capi-bastone locali, e poi le Direzioni, gli organismi, apparentemente cuore pulsante del Partito, in realtà relegati al ruolo di approvazione e/o commento. La partecipazione alla vita del partito non ti viene certo negata, puoi alzare una mano o anche esibirti in un articolato intervento che, se sei fortunata, se alzi abbastanza la voce, se sei abbastanza coraggiosa o incosciente da parlare a chi ti ritiene "ingenua" perché non hai ancora capito DOVE si fa la politica "vera", magari qualcuno degli intervenuti ascolterà anche e ti dirà che sai parlare bene, ma poi chioserà con quell'odiosa ricorrente chiusa ormai assurta al ruolo di refrain: "Marì, questa è la politica e così non vai da nessuna parte..."Ora io, per una volta da alunna indisciplinata quale non sono mai stata, questa lezione non la voglio proprio imparare. E da insegnante voglio dare una lezione diversa. Convinta come sono che bisogna ESSERE il cambiamento che si vuole vedere nel partito, e non solo dire (di proclami di buone intenzioni ne leggiamo ogni giorno). E io voglio finalmente un Partito senza "alibi". Un partito vero, in cui gli organismi non siano esautorati ogni giorno, cui non manchino gli strumenti, le capacità, le persone, e soprattutto il coraggio, per trasformare quella importantissima dichiarazione d'intenti di due anni fa, che mi ha spinta a prendere la mia prima tessera, in pratica politica.In cui nessuno ti chieda più "da dove vieni" e "con chi stai", ma che consideri preziosi tutti quei militanti che si impegnano in prima persona perché hanno sposato un progetto e non una leadership.Un partito che smetta di fare politica contro "qualcuno", ma pro "qualcosa".Che combatta i privilegi della «casta» politica, in cui tutti si sentano chiamati a FAR politica e nessuno a VIVERE di politica. Deciso nei suoi sì e nei suoi no. Senza nì e compromessi. Perché di compromessi si può uccidere un partito. In cui nessuno confonda o anteponga la sondaggistica personale e la voglia di contarsi al bene comune, questo è il mestiere di Berlusconi, noi siamo diversi. In cui sia ben chiara la differenza fra consenso e clientelismo, e il secondo, cioè utilizzare il proprio ruolo per far sentire ai cittadini come favore ciò che è un diritto, sia considerato reato.In cui si discuta di più e si spartisca meno. Di tutto, delle provinciali e amministrative, della questione morale, dell'ambiente, di Sardegna e del terzo mondo, della scuola, di aborto, di eutanasia. In ogni città, non per un solo giorno, ma per mesi, dei forum aperti ai cittadini su questi temi. La gente verrà. Prima di duellare col nemico, e ce ne sarà l'occasione, bisogna ricominciare a essere vicini e lavorare insieme, non basta più commentare insieme la televisione e i giornali del giorno dopo. E voglio un partito unito. Come molti, come tutti. Ma a differenza di molti, non ritengo che l'unità si raggiunga con gli accordi negli "alibi", con le spartizioni, ma la si costruisca con il lavoro comune. Le persone cui mi sento vicina in questa esperienza politica, ad esempio Renato Soru, sono tali perché si è condiviso e si condivide un Progetto, si è lavorato per attuarlo, insomma le vicinanze si costruiscono, non sono fusioni a freddo, quelli sono matrimoni d'interesse destinati a sfaldarsi alla prima difficoltà.Ma forse chiedo troppo in un paese in cui Ugo Cappellacci ha vinto le regionali. Voi direte. E tu? Cosa hai fatto e che farai per questo? Ho la coscienza abbastanza tranquilla come ce l'hanno molti amici. Il fatto che questo non sia bastato a migliorare l'idea di partito, non mi toglie le ragioni passate, le battaglie giuste che sento di aver fatto, le grida inascoltate che a volte si sono rivelate vere e le altre che si riveleranno vere (concedetemelo, i guru vanno tanto di moda). Ma una coscienza quasi tranquilla, di questi tempi, è un lusso che non ci si può permettere, può creare una beata paralisi, perciò non smetterò di far politica attiva, nonostante questo pensiero mi accarezzi spesso, e se le mie energie non varranno o non avranno la forza necessaria per contagiare quell'idea di partito espressa qui su, saranno sprecate quanto meno a VIGILARE...
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29/07/2010
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